FRANCESCA PEROZZIELLO
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DOLOR HIC TIBI PRODERIT OLIM

1/7/2025

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​Ci sono libri che ti accompagnano per sempre.
Libri che restano silenziosi ad aspettarti sulle mensole di uno scaffale e sono pronti a lasciarsi sfogliare in qualsiasi momento, magari solo per rispolverare una frase o un capitolo di cui hai particolarmente bisogno in una certa fase della tua vita.

Io ho intessuto questo rapporto speciale con Un giorno questo dolore ti sarà utile (Someday This Pain Will be Useful to You), romanzo di Peter Cameron del 2007 edito in Italia da Adelphi e tradotto da Giuseppina Oneto.
Ricordo benissimo il mio incontro con questo libro, avvenuto in una libreria di Milano che ha purtroppo chiuso i battenti tempo fa per lasciare posto all'ennesima catena di abbigliamento di cui non si sentiva il bisogno. Non fraintendetemi, anche quel negozio era a sua volta parte di un franchising, ma le catene dedicate alla cultura sono più affascinanti di quelle che propinano fast fashion, per come la vedo io.

Era la primavera del 2008 e stavo attraversando un periodo non facile della mia giovane esistenza: primo anno di università, fresca fresca di una delusione sentimentale di quelle che ti lasciano il segno, piuttosto incerta sul mio futuro e priva di una qualsiasi bussola in grado di riportarmi sulla strada giusta. Che anno, il 2008: mentre il mondo era a rischio tracollo per via della crisi economica globale, io mi preparavo a fare le valigie in direzione Norvegia, convinta che fra le foreste di Oslo e le nevi di Bergen avrei capito come rispondere ai dubbi amletici che mi attanagliavano.

Spoiler: nei tre mesi trascorsi in Norvegia non ho trovato nessuna risposta, né a Oslo né a Bergen e tantomeno in mezzo ai fiordi del nord. Ho vagato con un romanticismo alla Into the Wild, riflettendo su me stessa e sul mondo, e ho compreso per la prima volta di poter contare solo sulle mie forze, se necessario. Finito il breve passaggio autocelebrativo, riavvolgo il nastro e torno al mio incontro con il romanzo di Cameron, che ora posso citare a buon diritto fra i miei autori preferiti.

Si trattò di una vera e propria folgorazione, c'è poco da fare. E sono convinta che con alcuni libri debba avvenire così: è un amore a prima vista, un colpo di fulmine che ti porta a scegliere un testo e non un altro, come se l'universo avesse deciso che per te e quel libro è arrivato il momento giusto, che in quel preciso istante tocca a voi dialogare e scambiarvi quello che di buono o di interessante avete da dire. 

E così la mia storia e quella di James, il diciottenne protagonista del libro, si sono toccate per la prima volta, fra gli effettivi punti di contatto e le dovute differenze che emergono tra esseri umani. Perché sì, anche i personaggi dei romanzi rientrano pienamente nel calderone degli esseri umani. Anzi, a volte hanno persino più spessore di certi fantocci in carne e ossa che incontriamo nella cosiddetta vita reale. 

Immagino che, all'epoca, a colpirmi sia stata la tempesta interiore di James, quel marasma di ansie, dubbi e timori che ti colpiscono quando ti affacci alla vita adulta. La ricerca del proprio io è sempre un processo alquanto doloroso, se si intende davvero dare voce a ciò che ribolle sotto la superficie, ma mi rendo conto che non è così per tutti. C'è chi si accontenta di lasciar trapelare solo qualche spiraglio di sé o passa la vita a non permettere nemmeno a un flebile raggio di luce di uscire allo scoperto e di girare per il mondo.

Io e James ci siamo parlati, ascoltati, e siamo giunti alla conclusione che fosse giusto confrontarci in quella primavera del 2008. Eppure, a tanti anni di distanza, avverto periodicamente il bisogno di riprendere tra le mani le 200 pagine o poco più in cui è racchiusa la sua vicenda umana, o almeno quel poco che di lui ci è permesso vedere grazie alla penna di Peter Cameron. E in quei momenti le sue riflessioni sono di nuovo le mie riflessioni, le sue inquietudini sono ancora una volta parte del mio vissuto, e mi ritrovo a leggere, senza mai saziarmene, queste parole impresse nel frontespizio:

Perfer et obdura! Dolor hic tibi proderit olim.
(Sopporta e resisti! Un giorno questo dolore ti sarà utile)
OVIDIO

E ancora:

Quando desideri con tutto il cuore che qualcuno ti ami, dentro di te si radica una follia che toglie senso agli alberi, all'acqua e alla terra. E per te non esiste più nulla, eccetto quell'insistente, profondo, amaro bisogno. Ed è un sentimento comune a tutti, dalla nascita alla morte.
DENTON WELCH
Diario, 8 maggio 1944, ore 23.15
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