FRANCESCA PEROZZIELLO
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IL MESTIERE DI SCRIVERE: UN MESTIERE CHE NON SI IMPARA

6/8/2025

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Spiegare a un estraneo che ti guadagni da vivere scrivendo non è un'impresa facile.
Non che spiegarlo a chi ti conosce sia più semplice o immediato.

Un foglio bianco aperto davanti agli occhi arrossati, invano protetti dalle lenti degli occhiali. Le singole lettere che si intrecciano per trasformarsi in parole e dare vita a periodi articolati, in una danza della quale ormai conosci i passi e le sequenze a memoria.
Le dita saltellano sulla tastiera allo stesso ritmo dei tuoi pensieri, in una perfetta armonia fra l'immagine che si forma nella tua testa e il suo diretto riflesso restituito dalle parole su quel foglio bianco.

È l'unico modo che hai di conoscere la realtà e di raccontarla al mondo. 
È un modo che ti permette di sviscerare le cose e di renderle più accessibili, forse a te, prima che agli altri, e in un secondo momento a chi si servirà di quelle tue parole per divertirsi, rilassarsi o magari riflettere.

La successione di lettere non fa che mettere ordine, o almeno provarci, nel complesso garbuglio di sentimenti, illusioni e speranze che dà forma alla realtà materiale. Plasmi le parole come pasta modellabile, le componi, le disfi e le assembli nuovamente per costruire ponti e strade che collegano i paesi del tuo mondo, un mondo che tante volte sembra lontano dalla vita vera e che invece ne è uno specchio più consapevole e attento di quanto non appaia dall'esterno.

Scrivi perché non puoi farne a meno e al tempo stesso ogni parola che butti sulla carta è una piccola pugnalata che ti autoinfliggi, perché sai che non potrai fermarti e dovrai continuare a estrarre, a scavare, a proiettare al di fuori quella necessità che hai dentro e che ti tiene in vita.

Scrivi come se posseduta, dando voce a una parte di te che a volte pensi di dover trattenere, tenere a bada, domare come si fa con gli animali selvatici. Il mestiere di scrivere non lo si impara, il mestiere di scrivere non lo si insegna. Non è un hobby da coltivare nel fine settimana, insieme al punto croce e al Tai Chi. Non è un passatempo per impiegati frustrati o belle ragazze dall'animo sensibile. 

Il mestiere di scrivere fa schifo, ti priva di ogni energia e ti espone così come sei davanti a tutti e a tutto, trasparente e senza filtri, figurina di vetro dalle intenzioni fin troppo chiare.
Il mestiere di scrivere non è l'inserto del tuo settimanale preferito, non è un gioco a premi in cui basta studiare e che vinca il migliore. Il mestiere di scrivere è una malattia, un desiderio malsano eppure necessario, un'urgenza che non sai spiegarti e che tuttavia dona aria ai tuoi polmoni, forza ai tuoi muscoli e lucidità al tuo vedere.

Il mestiere di scrivere ti uccide lentamente, ogni giorno di più, e al tempo stesso ti tiene in piedi, perché senza le parole non sapresti nemmeno allacciarti le scarpe. Il mestiere di scrivere non lo regali, non lo compri, non lo vendi. È una partitura che solo tu sai comporre e interpretare, come una musica che si fa ascoltare solo da te e solo da te si lascerà eseguire.

Il mestiere di scrivere lasciatelo a chi scrive, che di svaghi con cui dilettarsi ne è pieno il mondo. 
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