FRANCESCA PEROZZIELLO
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LE DONNE DI BOLDINI: SINDROME DI STENDHAL IN PIENO GIORNO

19/1/2026

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Giovanni Boldini, La Contessa Speranza, 1899. Foto: Francesca Perozziello

La sindrome di Stendhal.


Restare a bocca aperta davanti a un'opera d'arte. Provare addirittura malessere in presenza di un dipinto, di una scultura o di una meraviglia architettonica.


Se avete mai provato la sensazione che vi ho descritto, sapete bene a cosa mi riferisco. Qualche giorno fa, aggirandomi fra le sale di una stupenda mostra lucchese dedicata a Giovanni Boldini, mi ha assalita quel preciso sentimento ben noto a chi si perde nei luoghi ricchi di arte e di storia.

La Contessa Speranza e Mademoiselle de Nemidoff, più vive che mai in questi ritratti a loro dedicati dal pittore ferrarese, sembrano sospese nel tempo e nello spazio.

Impossibile non provare un misto di malinconia e di stupore al pensiero che le due donne, rese immortali dalle pennellate di Boldini, se ne siano ormai andate tempo fa.

No, non è il Blue Monday a farmi scrivere questo pezzo, ma la constatazione di quanto l'arte sia in grado di trascendere epoche e confini. L'arte, quella vera, non quella assemblata su base statistica da un groviglio di algoritmi, pulsa di vita e parla a chi la osserva anche a decenni o secoli di distanza da quando è stata concepita.
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Giovanni Boldini, Mademoiselle de Nemidoff, 1908. Foto: Francesca Perozziello
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