FRANCESCA PEROZZIELLO
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TRADURRE È UN ATTO POLITICO

3/2/2026

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Questo post non parla in modo diretto di traduzione o interpretazione.
 
Ah, e non parla nemmeno di IA, quindi saltatelo pure se siete alla ricerca di una lamentela o, al contrario, di un elogio sperticato nei confronti dei nostri onnipresenti assistenti artificiali.
 
Oltre a condividere foto pucciose dei miei gattini e meme su San Girolamo che si dispera per l'avvento di nuove tecnologie, oggi avverto la necessità di spostare il focus su un altro aspetto della mia professione, quello che mi ha portato a relazionarmi per anni con allievi e allieve dei miei corsi di traduzione e di inglese tecnico.
 
Sì, perché anche le streghe escono dal proprio antro, almeno ogni tanto, e quando lo fanno devono entrare a contatto con un mondo intero che le attende.
 
Pensare alla traduzione come a una materia del tutto avulsa dalla società rappresenta una visione distorta della traduzione stessa e del suo scopo. La traduzione crea ponti, mette in comunicazione popoli, trasmette valori e cerca di superare piccole o grandi barriere che scaturiscono dalle splendide diversità che contraddistinguono l'essere umano.
 
Sarà che stiamo vivendo un periodo storico travagliato e burrascoso, al quale è davvero impossibile restare indifferenti, ma ogni giorno mi riesce davvero difficile non portare la mente a quello che succede in più parti del mondo e a vari livelli.
 
Ecco, in tutto questo mi capita spesso di leggere quanto scrivono i miei ex studenti e studentesse, sia sui terribili avvenimenti che colpiscono gran parte del nostro pianeta, sia quando si trovano semplicemente a rapportarsi con la realtà circostante.

Beh, sono orgogliosa di vedere in loro la scintilla dello spirito critico e un modo di osservare le cose che nasce da analisi personali, non da frittate fatte da qualcun altro e assorbite controvoglia.
Dal punto di vista etimologico, mi piace pensare di aver educato e non insegnato.
​È una speranza che voglio tenere stretta anche mentre scorro le notizie agghiaccianti alle quali è del tutto inutile pensare di fuggire.

Voglio pensare alla traduzione, sia quella pratica sia quella che vive nelle aule, come a una materia viva e pulsante. La traduzione è un atto politico e sociale. Ogni traduzione, anche minuscola, presuppone delle scelte. Ed educare a tradurre significa anche educare a scegliere. 
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